UNO STRAORDINARIO RECUPERO IN MARE
Fiorella Vergano
Nei primi anni dell’Ottocento sulla Grecia convergono le mire di Napoleone Bonaparte, del re Giorgio III, del sultano Selim III, di re Luigi di Baviera, ma anche dell’ammiraglio Nelson e di Thomas Bruce VII conte di Elgin. Quest’ultimo è ambasciatore britannico a Costantinopoli dal 1799 al 1803. L’interesse per la Grecia non è soltanto strategico ma predatorio delle sue bellezze artistiche. Lord Elgin compra il brigantino Mentor e lo carica con diciassette casse di reperti archeologici provenienti dal Partenone. Non si tratta di frammenti ma di metope, colonne, fregi . Nella sua passione neoclassica era stato tentato di smontare anche l’Eretteo. Elgin ha battuto tutti sul tempo ed è certo che in breve i meravigliosi tesori orneranno Broomhall la sua residenza scozzese. Ha investito nell’audace impresa molto denaro proveniente dalla dote della moglie Mary Nisbet. Mette a tacere gli indiscreti affermando di avere avuto il permesso imperiale di prelevare i reperti di averli pagati. Il brigantino sovraccaricato durante una tempesta fa naufragio il 17 settembre del 1803 sulle rocce dell’isola di Kythira, Citera. Marinai e passeggeri si salvano a nuoto, ma il carico finisce in fondo al mare. Elgin è determinato a recuperare le casse e affida l’incarico al suo segretario W.R.Hamilton e al vice console britannico Emanuele Carici. Hamilton arruola i pescatori di spugne delle isole e dopo un anno tutto il carico viene recuperato. Intanto la caccia ai monumenti greci continua e a Londra arrivano molti reperti. Il poeta Byron denunzia i furti che spogliano un popolo già provato ed inerme. La difesa dei predatori è quella di avere sottratto i monumenti nel timore che per incuria andassero in rovina. La condizione di Elgin muta e , dopo tanto dispendio di denaro ed energie , solo e malato vende per pochi soldi tutti i suoi reperti al British Museum.