E basta indignarsi? E ora che fare?
(Carmelo Fucarino)
Un uomo di 95 anni, classe 1917, anno del primo disastro europeo, con lunga esperienza diplomatica, ex combattente della Resistenza francese, ex deportato di Buchenwald, ha vissuto inconsapevole nel circolo mediatico una folgorante incursione. Il giorno del suo compleanno (20 ottobre 2010) esce un piccolo pamphlet di 20 pagine dal titolo esclamtivo, Indignez-vous !, sottotitolo (Pour une insurrection pacifique), Indigène éditions, in una collana dal nome profetico, "Ceux Qui Marchent Contre Le Vent", (Montpellier, traduzione italiana Indignatevi!, Add editore, Torino 2011). Ad oggi certamente più di un milione di copie.
All’appello risposero le carovane del Movimento 15-M e gli Indignados di Puerta del Sol a Madrid, di Valladolid e Barcellona.
Anche la Big Apple rispose dalla celebre Wall Street e presto conobbero i manganelli dei policemen di Bloomberg e Obama.
Settecento arresti sul ponte di Brooklyn dei giovani di Occupy Wall Stree
Questa la risposta in 32 pagine di un altro nobile antifascista del 1915
«Valuto molto più forte il rischio che i sentimenti dell’indignazione e della speranza restino, come tali, inefficaci, in mancanza di una lettura del mondo e di una adeguata pratica politica che dia loro corpo. Che l’indignazione possa supplire alla politica e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio». E poi «Ho imparato in questo secolo l’indicibile dell’umano, di ognuno di noi e della relazione con l’altro che non possiamo mai afferrare fino in fondo. La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell’umano. Vi prego, non permettete che la domanda sull’essere umano venga cancellata». E la contro risposta di Hessel con un altro pamphlet del 2011, Engagez-vous! (Impegnatevi!. 2011).Con i disastri e il baratro davanti al quale ci ha trascinato la finanza internazionale della quale siamo ostaggi indifesi e non riscattabili: «E inoltre c’è un problema che riguarda indubbiamente il modo in cui siamo governati. Siamo governati da decenni dalla finanza, da gente che pensa solo ai profitti erodendo diritti e certezze sociali a milioni di persone. L’insoddisfazione è enorme ma siamo ingannati dalla “felicità relativa”».